Matteo Ricci. Se lo conosci, potresti votarlo
Muraglia è un quartiere popolare di Pesaro dove tante case a due piani o tre piani erano costruite nei fine settimana dai nostri ‘extracomunitari’: gli italiani che erano emigrati in America o in Europa alla ricerca di fortuna e, tornati in Italia con qualche soldo messo da parte attraverso sacrifici estremi, edificavano la casa.
Matteo Ricci è nato lì, il 18 luglio 1974. «Mia mamma Daniela Pentucci è di Pesaro, mio padre Angelo è originario di Miniera di Urbino. Mio nonno è stato 8 anni nelle miniere in Belgio, i miei zii emigrarono in Svizzera. Tornarono in Italia e la casa veniva costruita un pezzo alla volta coi risparmi del lavoro all’estero».
Muraglia era, negli anni Sessanta, un esempio di melting pot nostrano: c’era chi veniva da Lunano, chi da Sant’Angelo in Vado, chi da altri paesini dell’entroterra: durante la settimana si lavorava e sabato e domenica ci si improvvisava muratori.
Dopo le scuole dell’obbligo, Matteo si iscrive all’Istituto tecnico commerciale “Bramante” di Pesaro. «A scuola –racconta- andavo bene, poi è arrivata la crisi del terzo anno, ero totalmente assorbito dallo sport, dal calcio in particolare».
A sedici anni Matteo va a fare il manovale edile durante l’estate. «Tornavo a casa distrutto, ma è stata un’esperienza che mi ha fatto aprire gli occhi, scoprire il valore del lavoro e mi ha convinto a continuare gli studi».
Negli ultimi due anni delle Commerciali, Matteo scopre l’impegno politico, si interessa alle questioni sociali e viene eletto rappresentante d’istituto, organizzando manifestazioni studentesche, iniziative, dibattiti, tanto da essere chiamato da Alessandro Cecchi Paone a Rai 2 in un memorabile faccia a faccia con il preside Bischi.
Lo sport non lo abbandona: lui gioca a calcio da quando aveva 7 anni, dalle giovanili del Muraglia passa alla Vis Pesaro, è un buon giocatore, ma la Vis fallisce e lui ritorna nel Muraglia, dove ritrova i suoi amici di sempre. Insieme vincono il campionato di 2° categoria, passano in 1° categoria ma nel 1999 Matteo decide di smettere.
«Gli impegni di studio, di lavoro e quelli politici –spiega- erano troppi, ma è comunque stata una esperienza bellissima, perché lo sport di squadra, l’atmosfera degli spogliatoi, l’affiatamento, i rapporti umani, la condivisione degli obbiettivi, le vittorie e le sconfitte vissute insieme… sono cose che non si spiegano e non si dimenticano, si vivono e sono una scuola formativa eccezionale che mi è servita anche in politica. E i miei migliori amici, gli amici di sempre, sono proprio quelli che ho conosciuto lì».
La politica lo appassiona sempre di più. Frequenta con alcuni amici la Sala d’Ascolto e insieme danno vita all’Eco, un giornalino di quartiere che è anche una buona palestra di impegno sociale e politico. «Erano anni feroci ed entusiasmanti al tempo stesso, il crollo delle ideologie, gli anni di Tangentopoli, degli omicidi di Falcone e Borsellino, della liberazione prima e del premio Nobel poi a Nelson Mandela –ricorda oggi Matteo- e molti fuggivano la politica, noi invece ci si siamo buttati, perché abbiamo capito che la politica aveva bisogno di energie nuove per tornare alla sua più natura nobile, quella di governo della polis, quella che antepone a tutto l’interesse generale».
Nell’ottobre del ’94 nasce il circolo giovanile Left: un eccezionale laboratorio dove si discute, ci si confronta, si promuovono dibattiti, campagne sulla droga, battaglie per nuovi spazi, si organizzano feste, concerti. In particolare, Left dà vita al meeting giovanile Young Week che per quattro anni a Baia Flaminia di Pesaro fu un’occasione importante di incontro e di aggregazione.
«L’attività di Left mi avvicinò al partito –spiega Ricci- aderii alla Sinistra Giovanile e poi, dal 1996, entrai nel Pds».
L’esperienza di Left non è vanificata: nel 1999 Ricci è candidato al Consiglio Comunale di Pesaro dove arriva secondo nelle liste dei Ds, mentre molti giovani di Left sono eletti nei Consigli di Circoscrizione.
Intanto, come molti altri ragazzi della sua età, Matteo studia e lavora: bagnino ai Bagni Tina di Pesaro, qualche volta cameriere, e poi, durante l’Università, a Pesaro Feste dove si occupa del montaggio di palchi, stand, trasporto sedie.
Per mantenersi, si fa anche venditore porta a porta di macchine per la pulizia e comincia a dedicarsi all’organizzazione di eventi. I lavori cambiano: prima organizza il personale interno al Bpa Palas in occasione di concerti e manifestazioni sportive, poi collabora ad alcuni progetti di formazione e orientamento al lavoro. Nel frattempo c’è anche l’impegno nei Ds, impegno che gli consente di diventare collaboratore parlamentare di Ucchielli.
Nel 2003 arriva la laurea in Scienze politiche “indirizzo internazionale” con la tesi “Verso una Costituzione Europea”», ma la politica ha continuato a vederlo impegnato in prima fila, con umiltà e capacità di ascolto. Nel 2000 è responsabile provinciale dell’Organizzazione dei Ds e capogruppo in Consiglio Comunale a Pesaro, dove è sindaco Oriano Giovanelli.
Nel 2001 gestisce il Congresso nazionale dei DS, quello che elesse Piero Fassino alla carica di segretario nazionale.
Dal 2003 al 2005 è segretario comunale dei Ds di Pesaro e nel 2004, con questo ruolo, gestisce le elezioni amministrative che portano nello scranno di sindaco Luca Ceriscioli.
Ricci, con 630 preferenze, è il più votato della città.
Dal 2005 al 2007 è segretario della Federazione Ds di Pesaro e Urbino e nel 2006 riesce a portare a Pesaro la Festa nazionale de l’Unità. Fu un successo e la Festa è stata il più grande evento mai ospitato in provincia.
Nel 2007, ha ideato la Festa in centro, un modello innovativo che ha già fatto scuola in molte città italiane e che ha confermato il suo successo con FestaPesaro 2008.
Anche la Notte Arcobaleno, “la prima notte bianca con i colori della pace”, nasce da un’idea di Matteo: segno che il lavoro di organizzatore e ideatore di eventi non lo ha mai abbandonato.
Dal Novembre 2008 è segretario provinciale del Partito Democratico, progetto sul quale per anni ha lavorato e creduto.
Matteo & Co.
Matteo è sposato con Eleonora Scarlatti, 35 anni, operatrice turistica. Hanno una bambina, Camilla, nata il 16 ottobre 2005.«Ero in ospedale con mia moglie che stava partorendo –ricorda Matteo- e mi chiamarono perché erano terminate le schede per le Primarie…».
Matteo ha una sorella più giovane, Sara, sposata con due bambini e residente a Miniera di Urbino.
Frasi famose
Non cita grandi filosofi o scrittori, ma i suoi nonni.
«Con mio nonno paterno andavo alle Feste de l’Unità e ho un ricordo nitido di quella del 1984. Vedevo da ogni parte manifesti col viso d’un uomo e a un certo punto chiesi: “Chi è nonno quello lì?”. “E’ un uomo perbene –mi rispose- che è stato sempre dalla parte dei più deboli”. Quell’uomo era Enrico Berlinguer e per me è stato una sorta di imprinting politico».
«Mio nonno materno mi portava spesso a fare passeggiate in bici, io stavo sulla canna e lui guidava e mi parlava. Ero un ragazzino appena, quando un giorno mi disse che per il popolo, la gente umile, l’unico modo per affermarsi è lo studio». Il sapere come riscatto sociale.
Oltre la politica
Viaggi: quelli che vorrebbero fare Matteo ed Eleonora sono in Australia e in Argentina. Quello che ha fatto di recente i Monti Sibillini. «Le Marche sono bellissime».
Cinema: al top ci sono un classico come “Arancia Meccanica” e un film italiano bellissimo e struggente, “I cento passi”, dedicato alla vita di Peppino Impastato, il giovane palermitano ucciso dalla mafia nel 1978.
Libri: il primo che gli è rimasto dentro è “Due di due” di Andrea Di Carlo; quello che sta leggendo è un saggio di Zygmunt Bauman “Paura liquida”.
Musica: ascolta di tutto, con preferenza per la musica italiana, da Vasco a Elisa, da Ligabue a Jovanotti, dai Negramaro ai Negrita.
Altro: «I Simpson sono uno dei pochi motivi per guardare la televisione».